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Trapianto di una vena allogenica bioingegnerizzata con cellule staminali autologhe


L’ostruzione extraepatica della vena porta può avere gravi conseguenze sulla salute.

Il sanguinamento delle varici associato a questo disturbo causa il sanguinamento del tratto gastrointestinale superiore, portando a sostanziale morbilità e mortalità.

È stato descritto il trapianto clinico da un donatore deceduto di vena iliaca ripopolata con cellule staminali autologhe del ricevente in una paziente con ostruzione extraepatica della vena porta.

Una bambina di 10 anni con ostruzione extraepatica della vena porta è stata ricoverata presso il Sahlgrenska University Hospital di Gotenburg, in Svezia, per una procedura di bypass tra la vena mesenterica superiore e la vena porta intraepatica sinistra ( bypass meso-Rex ).

Un segmento lungo 9 cm di vena iliaca da donatore allogenico è stata prima decellularizzata e in seguito ricellularizzata con cellule endoteliali e di muscolo liscio differenziate da cellule staminali ottenute dal midollo osseo della ricevente.

È stato utilizzato questo tipo di trapianto poiché la vena ombelicale della paziente non era adatta all’intervento e altre strategie ( per esempio il trapianto di fegato ) avrebbero richiesto terapia di immunosoppressione per tutta la vita.

Il trapianto ha subito fornito un supporto ematico funzionale alla paziente ( 25-30 cm/s nella vena porta e 40 mL/s nell’arteria misurati nel corso dell’operazione e confermati mediante ecografia ).

La paziente ha mostrato valori normali negli esami di laboratorio per 9 mesi.

Tuttavia, a 1 anno il flusso sanguigno è risultato basso e, in via esplorativa, lo shunt era presente ma troppo stretto a causa di ostruzione meccanica del tessuto nel mesocolon.

Una volta rimosso il tessuto che causava la compressione il trapianto si è dilatato.

È stato quindi utilizzato un secondo trapianto di vena popolato con cellule staminali per allungare il precedente trapianto.

Dopo questa seconda operazione, la pressione portale si è ridotta da 20 mmHg a 13 mmHg, e il flusso sanguigno è stato di 25-40 cm/s nella vena porta.

Con il ripristino della circolazione portale la paziente ha migliorato in modo sostanziale le sue funzioni fisiche e mentali e la crescita.

Non è stata riscontrata la presenza di anticorpi contro le cellule endoteliali, e la paziente non ha necessitato di alcun trattamento immunosoppressivo.

In conclusione, un trapianto da donatore deceduto di vena acellularizzata e ricellularizzata con cellule staminali autologhe può essere preso in considerazione per pazienti che necessitano di shunt vascolari venosi senza il bisogno di immunosoppressione. ( Xagena2012 )

Olausson M et al, Lancet 2012; 380: 230-237


Chiru2012


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